ICTUS CEREBRALE E COVID-19

Quali correlazioni cliniche e in che modo l’Unità Stroke del san Gerardo di Monza e l’Associazione A.L.I.Ce. Monza Onlus si sono adoperati per affrontare la pandemia.

 

Intervista al Prof. Carlo Ferrarese, Professore Ordinario di Neurologia dell’Università di Milano-Bicocca e direttore della Clinica Neurologica dell’Ospedale San Gerardo di Monza; sig.ra Ceriani Emanuela , presidente dell’Associazione A.L.I.Ce. Monza Onlus ; alla dr.ssa Camellini Marta responsabile del sostegno dei pazienti colpiti da ictus e degli familiari presso l’Associazione A.L.I.Ce. Monza Onlus

 

Professor Ferrarese C., quali ripercussioni ha determinato la pandemia sull’ictus?

C’è un legame tra l’infezione da COVID-19 e l’ictus?

Sì, sembra che un legame ci sia, nel senso che l’infezione virale da COVID-19 provoca in alcuni pazienti una forte risposta infiammatoria, la quale a sua volta può causare una attivazione del sistema della coagulazione con la formazione di trombosi nelle vene e, meno frequentemente, nelle arterie. Questo avviene soprattutto in pazienti che sono già a maggiore rischio di trombosi, come nei pazienti ipertesi, fumatori, diabetici e obesi.

La complicanza trombotica più frequente nel COVID-19 sono le trombosi venose degli arti inferiori e la tromboembolia polmonare, ma alcuni pazienti possono presentare una trombosi arteriosa che causa un’embolia cerebrale e quindi un ictus ischemico.

Le ricerche in corso hanno dimostrato che l’ictus ischemico si verifica in percentuali variabili da 1 a 5-6 % dei pazienti come complicanza di una forma sintomatica di COVID-19. Inoltre, vedendo la cosa da un altro punto di vista, circa il 15% dei pazienti che arrivano in pronto soccorso per ictus possono essere affetti da COVID-19. Pertanto, è importante sottoporre tutti i pazienti che arrivano in Ospedale per un ictus ischemico al tampone diagnostico per COVID-19, in modo da diagnosticare entrambe queste malattie già dal Pronto Soccorso.

All’Ospedale San Gerardo sono attualmente in corso due importanti studi clinici sulle complicanze neurologiche dell’infezione da COVID-19, che sto svolgendo coi miei collaboratori e in particolare  con il dott. Simone Beretta, Neurologo che lavora nella nostra Stroke Unit: lo studio STROKOVID, finanziato dalla Regione Lombardia e coordinato dalla ASST di Mantova,  che coinvolge 10 Stroke Hubs (ovvero centri di riferimento per la cura dell’ictus), è focalizzato sull’ictus ischemico e sulle caratteristiche specifiche dell’ictus associato a COVID; lo studio nazionale NeuroCOVID, promosso dalla Società Italiana di Neurologia e coordinato da noi al San Gerardo, che coinvolge circa 40 Unità di Neurologia a livello nazionale, analizzerà tutte le complicanze neurologiche del COVID-19 (non solo ictus, ma anche encefaliti, disturbi cognitivi, cefalea, perdita dell’olfatto, infiammazione delle radici nervose e dei muscoli).

A questo proposito, la situazione è la stessa di Marzo?

Anche se i numeri sono analoghi e in continuo aumento, attualmente i pazienti con COVID-19 vengono diagnosticati e ricoverati molto più precocemente e vengono trattati con una terapia anticoagulante (che previene la formazione di trombosi) e cortisonica (che ha un forte effetto anti-infiammatorio) a partire dalle prime fasi della malattia. Questo approccio di diagnosi e terapia, che oggi è molto più precoce della scorsa primavera, dovrebbe portare alla prevenzione di molti casi di ictus ischemico.

Come la pandemia da COVID-19 ha influenzato la cura dell’ictus, anche in pazienti non infetti dal virus?

Purtroppo nella fase peggiore della pandemia in Lombardia, tra Marzo e Aprile 2020, gli Ospedali erano sovraffollati di pazienti COVID e tutti i servizi sanitari hanno faticato a causa di una mole enorme di extra-lavoro richiesto dalla cura di questi pazienti. Questo è avvenuto a tutti i livelli, incluso il Pronto Soccorso. Il principale risvolto negativo, che è stato segnalato a livello globale per quanto riguarda l’ictus, è che sia i tempi di trasporto delle ambulanze che i tempi di esecuzione delle prestazioni sanitarie urgenti in Pronto Soccorso (TAC encefalo, valutazione Neurologica, esami ematici…) hanno subito un ritardo rispetto ad una situazione di normalità, che è risultato più evidente nei pazienti con COVID-19 rispetto ai pazienti non affetti dal virus. Come sappiano, nella cura dell’ictus ogni minuto è importante e quindi questo aspetto non va sottovalutato. Inoltre molti pazienti con ictus lievi oppure con sintomi neurologici transitori non si sono presentati in Ospedale, per la paura di contrarre il virus. Su questo aspetto consigliamo di non sottovalutare mai un sintomo neurologico seppur lieve o transitorio, ma di recarsi prontamente in Pronto Soccorso, senza timore: siamo attrezzati per l’emergenza COVID e sono previsti percorsi separati per pazienti con o senza il sospetto del virus.

Dr.ssa Camellini M., quali sono stati gli aspetti psicologici di maggiore fragilità a cui ha offerto sostegno del Marzo 2020 per affrontare una patologia già così difficile in un modo di grandi paure? Tanto timore, tanta incertezza sul proprio stato di salute e sul proprio futuro al rientro al domicilio. Per quanto la comunicazione fosse stata precisa e premurosa da parte dei nostri medici, il ritorno a casa era vissuto con un grande senso di abbandono e disorientamento. C’era nel paziente l’incertezza che le tappe dei controlli successivi alla fase acuta potessero essere influenzate dalle difficoltà che tutto il sistema Nazionale stava vivendo. Questa incertezza incrementava un forte senso della morte senza riuscire a darsi una prospettiva di cambiamento e rinascita. Per contro le persone temevano di recarsi in ospedale anche su indicazione medica prescritta per fare i controlli clinici. Nel loro pensiero potenzialmente tutti erano dei portatori invisibili di contagio, così come gli ambienti ospedalieri erano percepiti come assolutamente infetti. Avvertivano in modo pregnante la responsabilità di non utilizzare in modo corretto ed efficace i dispositivi di protezione.

Un’altra problematica ha riguardato il caregiver, che già normalmente è caricato e sopraffatto da numerose incombenze del quotidiano e dalla fatica di rielaborare anch’esso quanto è accaduto. In questo particolare momento, in cui l’accesso ai reparti ospedalieri non era totalmente consentito, il familiare sviluppava   l’incertezza di non aver colto tutte le indicazioni cliniche e l’incapacità di essere un forte sostegno psicologico al proprio caro. Non riusciva a rassicurarlo in un momento in cui anch’esso aveva mille paure e si sentiva lui stesso portatore invisibile di contagio. 

L’isolamento è stato vissuto contemporaneamente come luogo sicuro ma anche come perdita di controllo da parte delle Istituzioni e quindi perdita di fiducia generalizzata verso esse. Le persone chiamavano la nostra Associazione per poter esprimere tutte le loro paure ed essere rassicurati che stavano facendo tutti ciò che era utile e corretto fare.

Sig.ra Ceriani E., in che modo avete agito per far fronte all’impossibilità di accesso ai reparti ospedalieri per affiancare i parenti e i lor caregiver?

“Noi ci siamo e ti ascoltiamo” questo è lo spirito con cui la nostra associazione, A.L.I.Ce. Monza Onlus, ha sostenuto i pazienti dell’Unità Stroke dell’Ospedale San Gerardo di Monza e tutti i cittadini colpiti da Ictus sul territorio di Monza e Brianza offrendo informazioni, conforto psicologico e promuovendo uno stile di vita corretto per contrastare il lockdown causato dall'epidemia.

L’Associazione è riuscita a stare vicino ai più fragili attivando un’intensa rete di supporto telefonico ed informatico.

Con soddisfazione posso dire che si è cercato il più possibile di mitigare gli aspetti negativi dell’isolamento attraverso questi mezzi.

La pandemia inoltre ci ha permesso di ridefinire le nostre modalità di sostegno alla fragilità. La collaborazione con i reparti ospedalieri e la direzione dell’Ospedale San Gerardo di Monza si è concretizzata con la prossima messa a disposizione di una sede per i pazienti e i loro familiari , presso la palazzina di Villa Serena dell’Ospedale al 2° piano, dove sarà incontrare i nostri professionisti, i nostri volontari , accedere gratuitamente ai nostri servizi e conoscere le nostre attività.

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